I gatti hanno le unghie affilate!

Chiara e Francesco Gatti

Intervista dal "Nuovo Lanternino" - giugno 2012

GattiChiara e Francesco, vi siete preparati una presentazione personale? Se si, è il momento di sfoggiarla!

Francesco: Ok inizio io: frequento la 4a scientifico al liceo Moreschi di Milano, anche se non impazzisco per lo studio. Mi piacciono tutti i generi di sport e di competizioni: fin da piccolo ho sempre giocato a calcio con gli amici e ho frequentato per sei anni una scuola calcio a Milano. Pratico orienteering dal 2004 ed ormai lo considero "il mio sport", dalla prima liceo ho infatti smesso di giocare a calcio e ho iniziato ad allenarmi in atletica, presso la “Forza e Coraggio” a Milano. Passa gran parte del mio tempo libero al computer e, in quei pochi week end che non sono a fare gare, organizzo con i miei amici qualche partita a calcetto.
Chiara: Ciao a tutti, sono Chiara, ho 16 anni e frequento la seconda liceo scientifico al Vittorini di Milano. Durante la settimana sono sempre molto impegnata fra studio, allenamenti, oratorio e ovviamente anche amici. Nei week end invece mi dedico all'orienteering, uno sport che ho iniziato da piccola (sono ormai 8 anni che lo pratico!) e che non ho mai lasciato.

Nella vostra famiglia sia papà Giorgio che mamma Anna sono orientisti da tantissimo tempo (il papà addirittura gareggiava con il vostro intervistatore quando ambedue eravamo magri e snelli...). Quali sono i primi ricordi orientistici che vi hanno trasmesso i vostri genitori, e cosa pensavate delle loro avventure? Che sentimenti crescono in un ragazzo nel vedere il proprio genitore cimentarsi in uno sport non proprio famoso e
visibile?

F: Personalmente ho saputo dei trascorsi orientistici dei miei genitori solo qualche giorno prima della nostra prima gara; un "bel" week end di settembre: diluviava, e mio padre decise di portarci a fare una gara in Liguria, per non passare il solito noioso fine settimana in casa. Ci fece vedere qualche vecchia cartina e ci spiegò come funziona questo sport; mi ricordo che mi sembrò molto divertente già da casa, e non vedevo l'ora di provarlo!
C: In realtà ricordo poco di quello che i miei genitori mi raccontavano. Uno dei pochi ricordi è quello del giorno in cui ci hanno portato a fare la prima gara; cercavano di spiegarmi come funzionava, mi raccontavano che loro prima facevano molte gare e che avevano smesso quando era nato Francesco, anzi che avevano fatto qualche gara con lui in passeggino e poi lo avevano ritenuto troppo impegnativo e si erano presi una pausa. Alle prime gare ero indifferente a questo nuovo sport, andavo perchè ero obbligata e non capivo ancora bene in che cosa consistesse, correvo con la mamma e l'unico divertimento era punzonare le lanterne.
Devo dire che vedere i miei genitori praticare uno sport mi fa sentire molto fiera di loro perchè credo sia importante anche a 45 e passa anni avere ancora energia e voglia di correre e di mettersi in gioco. Che si tratti di uno sport poco famoso e visibile, beh! non credo cambi la situazione anche perchè sono consapevole che l'orienteering è un mondo sereno, che rispetta la natura e le persone, dove regnano fair play e sportività (caratteristiche che in molti sport famosi e visibili non sono presenti).

Quali sono state le prime gare che avete fatto da soli, senza i vostri genitori ad accompagnarvi lungo il percorso?

F: Già dalla terza gara, ero nel bosco da solo nonostante avessi solo 10 anni. La prima gara in assoluto da solo è stata a Bosco Solivo in occasione della Coppa Italia ad ottobre 2004. Sono andato a rivedere la carta e le classifiche: ero arrivato 17° in 41 minuti, a “soli” 23 minuti dal primo!!
C: La prima gara nel bosco senza genitori è stata ai “Sette Larici” subito dopo il raduno del 2005, sotto la pioggia. Ero nella categoria esordienti e non ero del tutto da sola, ma ero con il mio ex compagno di squadra Thomas Manzoni. Ricordo che le nostre mamme erano preoccupate per la nostra prima volta da soli, e quindi si erano messe d'accordo di aspettarci alla seconda o terza lanterna per essere più tranquille: in realtà io e Thomas abbiamo fatto talmente bene le prime lanterne che abbiamo deciso di proseguire senza aspettare nessuno, finendo la gara senza errori. Giunti all'arrivo mi ricordo che tutti erano preoccupatissimi perchè mia mamma, arrivata alla lanterna prefissata non ci aveva trovato e avevva pensato che ci fossimo persi!

Francesco, hai un vantaggio di qualche anno su Chiara, quindi probabilmente hai cominciato prima di lei ad affrontare le categorie agonistiche. Che cosa raccontavi a tua sorella di quello strano sport?
Chiara, hai avuto in tuo fratello la persona che ti ha dato le motivazioni per “diventare orientista” o hai trovato la strada della cartina e della bussola da sola?

F: Agli inizi eravamo talmente piccoli che non pensavamo all’analisi del “dopo gara” e solo raramente parlavamo di aspetti tecnici, preferendo dedicarci al gioco con i compagni. Negli anni più recenti qualche volta a fine gara guardiamo le carte e confrontiamo le scelte.
C: Di certo non è stato Francesco a darmi la motivazione, forse la motivazione più grande che ho avuto i primi anni erano i miei podi (ricevevo medaglie e premi e mi sentivo forte!)

Quali doti orientistiche, o fisiche, o mentali vorreste avere l’uno dell’altra?

F: Non so se la possiede realmente, comunque vorrei la sua concentrazione, che a volte mi manca prima delle gare, soprattutto quelle importanti!
C: Mio fratello è molto preciso dal punto di vista orientistico, mentre io sono più una pasticciona. A volte mi servirebbe molto un po’ di tecnica orientistica di Francesco, ma questa è una dote che si può migliorare col tempo e spero che un giorno sia lui a dover dire di volere essere preciso quanto me :-P

Vi sentite a vostro agio nei panni di orientisti o avreste preferito essere indirizzati verso un altro sport? Avete fatto altre esperienze sportive oltre allo “sport dei boschi”?

F: Come ho già detto prima da piccolo frequentavo una scuola calcio, ma ora questo è il mio sport e ringrazio i miei genitori per avermelo fatto conoscere!
Amo viaggiare, amo la montagna e le camminate, mi piace stare all'aria aperta e soprattutto mi piace l'ambiente e la gente che lo frequenta; in altri sport non posso trovare tutto ciò insieme!
C: Nella mia lunga carriera di sportiva ho ricoperto diversi "panni": sono stata nuotatrice, ballerina, ginnasta e pattinatrice ma nessuno di questi sport mi ha mai fatto provare l'ebbrezza di correre in un bel bosco silenzioso e fatato, nessuno di questi mi ha mai fatto provare l'adrenalina che ho quando corro sotto la pioggia, la grandine o nella neve. Certo quando sfoggio le mie gambe piene di tagli e ferite mi viene da ripensarci, ma solo per un secondo perchè viene tutto ripagato al massimo.

Nel 2011 avete avuto una costanza di rendimento a livello regionale, ma forse vi aspettavate qualche cosa di più a livello nazionale. Quali motivazioni avete portato nel nuovo anno, e quali obiettivi vi proponete sia a livello individuale che con la Polisportiva Punto Nord?

F: Sì, purtroppo nel 2011 ho avuto un po’ di problemi di salute e non sono riuscito ad allenarmi bene per le gare importanti, tutt'ora sto ancora cercando di riprendere l'allenamento di un paio di stagioni fa; per quest'anno vorrei arrivare a fare qualche buon piazzamento a livello italiano e ci stiamo allenando per fare un buon risultato anche come staffetta in M20 con Luca e Maurizio. 
C: Anche per me il 2011 è stato problematico: dopo la rottura del malleolo nel settembre 2010, che mi ha tenuto ferma per quasi 3 mesi ho avuto difficoltà a riprendere l’allenamento. Purtroppo l’anno 2011 era importante per ottenere risultati a livello nazionale e anche mondiale, infatti ho avuto l’onore di partecipare ai mondiale studenteschi (ISF) convocata nella squadra della nazionale italiana giovanile. Dico purtroppo perché i risultati che speravo non li ho ottenuti, e anzi mi sono un po’ demoralizzata. All’inizio di quest’anno, come ogni anno, mi ero prefissata alcuni obiettivi che avrei voluto raggiungere nel corso dell’anno, biettivi d’ogni genere, personali, scolastici, orientistici e altri. Gli obiettivi erano tanti ma la volontà e la motivazione quasi inesistenti. Obiettivo principale era rientrare nella nazionale giovanile, ma ci ho creduto poco fin dall’inizio, un po’ per scarsa volontà, un po’ perché gli impegni scolastici di quest’anno sono stati pressanti. Ora non ho grandi obiettivi a breve o a lungo termine; pratico lo sport che mi piace, mi diverto e sto in compagnia di belle persone che mi fanno passare bei momenti, credo sia questo l’importante. Con la PPN, beh ora che la nostra squadra giovanile si sta formando mi piacerebbe correre una staffetta con le mie compagne e ottenere un buon risultato (sarebbe la prima volta che corro nella categoria femminile!!). Non so se questo accadrà l’anno prossimo o quello successivo, ma non vedo l’ora! 

Negli anni scorsi avete avuto qualche esperienza con i raduni della Squadra nazionale: come li avete vissuti? C’è qualche tipo di competizione o di confronto interno? Qual è lo spirito di gruppo?

F: Ho sempre trovato gli allenamenti di Corrado Arduini molto utili sia tecnicamente sia fisicamente; sono stato molto contento di esserci potuto andare, credo mi siano serviti molto per il mio sviluppo da orientista; il
gruppo è molto unito e tutti puntano sempre a dare il massimo, anche se si tratta di allenamenti!
C: Come ho già accennato ho partecipato ai mondiali studenteschi gareggiando per l’Italia; per prepararci a quest’esperienza ci sono stati molti raduni. Purtroppo i primi che si sono svolti hanno coinciso con il mio periodo d'infortunio e quindi non ho potuto allenarmi come avrei voluto. Gli altri li ho vissuti con grinta, cercando di dare il massimo in vista dell’appuntamento importante dei mondiali ISF. La squadra è molto unita e non ci sono competizioni dichiarate, però è ovvio che ognuno dentro di se pensa a battere gli altri. Ho dei bellissimi ricordi dei momenti passati ai raduni e sono molto contenta di aver avuto la possibilità d’essere parte della squadra.

Come i vostri nuovi compagni di squadra Francesca e Luca Pompele, anche voi siete orientisti cittadini, dato che vivete nel quartiere “Barona” di Milano. Come vi allenate, e come cercate di colmare i gap con i vostri pari età che magari escono da casa ed hanno già i piedi in qualche cartina tra le più tecniche d’Italia? (alludo al Primiero… ma non lo scriverò nella domanda!)

F: Per colpa della mia pigrizia e della scuola riesco ad allenarmi solo ad atletica un paio di volte a settimana; il gap? Quello si può colmare soltanto partecipando quando possibile alle gare, per non perdere il contatto
con la carta! La tecnica s'impara di volta in volta, credo siano molto utili inoltre, per noi cittadini, gli allenamenti e le gare di più giorni, che ti permettono di affrontare e conoscere terreni diversi.
C: Credo di dover copiare mio fratello in questa risposta; ci alleniamo nella stessa società, la “Forza e Coraggio”, e i nostri allenamenti sono spesso uguali: un giorno ripetute sui 300 metri, un giorno 2000 metri, un giorno ci toccano gli ostacoli… posso dire che non sono allenamenti finalizzati all’orienteering, sono allenamenti per tenersi in forma il più possibile. Per colmare il gap, concordo con Francesco, siccome non è possibile allenarsi in cartina durante la settimana, l’unica soluzione è partecipare alle gare.

A proposito di cartine, su quali tipi di terreni vi sentite più a vostro agio? Quali sono le vostre carte preferite, in Lombardia in Italia o all’estero?

F: Mi trovo molto bene su terreni molto difficili e lenti, e preferisco quelli con poco dislivello, sia in salita sia in discesa: Alcune carte su cui mi sono trovato davvero bene sono, per esempio, in Belgio/Olanda, dove sono stato più volte in occasione dell'evento orientistico annuale "Sylvester", nel periodo invernale.
C: Di cartine m’intendo poco, posso affermare che piacciono anche a me i terreni non ripidi e odio le tratte in costa (le mie caviglie soffrono tantissimo quando devo farne!). Per dare un’idea la mia cartina ideale dovrebbe essere con poco dislivello e molto “bosco bianco” (ma purtroppo non credo esista qui in Italia).

Francesco, l’anno scorso ha fatto sensazione la tua gara nel circuito nazionale di temp-O a Milano: prima esperienza e... subito un podio nazionale! Pensi di avere un futuro anche in questa disciplina? Come ti sei trovato alle prese con l’”orienteering da fermo”? Chiara... a te chiedo: qual è stata la tua reazione quando Francesco ti ha parlato del suo risultato nel trail-O? Invidia o... lo hai preso in giro?

F: Devo dire che il temp-O qua a Milano è stato davvero interessante, nonostante io non sia un amante dell’”orienteering da fermo”, ma non credo che potrei mai rinunciare ad una gara di CO per una di trail-O; magari se ci sarà di nuovo l'occasione di una gara in concomitanza con una nel bosco o nei pressi di Milano parteciperò!
C: Ovvio che l’ho preso in giro! “Fra, riesci a salire sul podio solo da fermo!” Ma a parte gli scherzi ero contenta per lui!

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